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OBIETTIVO UMANITARIO PER L'ANNO CORRENTE:
SUPPORTO ALL'OSPEDALE RAOUL FOLLERAU NELLA
GUINEA BISSAU
Tennis for Africa aggiunge 2000
dollari ai 4000 dollari già devoluti recentemente a favore del progetto umanitario
in Guinea Bissau.

La Comunità di Sant'Egidio
sostiene l'ospedale Raoul Follerau da diverso tempo. La struttura, con 115 posti letto per
l'assistenza ospedaliera, è l'unica presente in uno dei paesi considerati tra i più
poveri al mondo. Il progetto umanitario vuole migliorare l'efficienza e la potenzialità
della struttura ospedaliera, con la fornitura di nuova strumentazione e medicinali, con il
proposito di dare un nuovo segno di speranza alla popolazione.
RICOSTRUIRE IN GUINEA
BISSAU
Dopo la guerra tardano gli interventi della cooperazione
(Andrea Riccardi - Comunità di
Sant'Egidio)
La Guinea-Bissau è
tra i Paesi più piccoli e più poveri. Il Paese si trova schiacciato tra il Senegal e la
Guinea-Conakry ed è diviso in tre parti da lunghi bracci di mare che entrano in
profondità nel suo territorio. Bissau è una città portuale di circa 250mila abitanti in
cui risalta ancora la modesta struttura datale dai portoghesi che sono rimasti colà per
circa 500 anni. Sulla strada che va dall'aeroporto al centro città la prima cosa che
salta agli occhi è l'imponente edificio di colore rosa che doveva ospitare il parlamento,
mai utilizzato e oggi completamente abbandonato e semidistrutto. Si incontrano anche un
paio di carcasse di carri armati rimasti lì dalla fine della guerra tra gli eserciti del
Senegal e della Guinea-Conarky con le truppe regolari guineane che avevano tentato di
defenestrare il presidente Nino Veira. È questa una delle ragioni profonde dello scontro
e di isolamento; e con l'intervento di una forza di interposizione africana, l' esercito
guineano ottiene il ritiro dei militari senegalesi e della Guinea-Conarky e la successiva
espulsione del presidente Veira.
La pace viene raggiunta
anche dall'opera di mediazione portata avanti dal vescovo Settimio
Ferrazzetta, prima
della fine del conflitto, lasciando una Chiesa impegnata nell'opera di riconciliazione e
nell'aiuto ai poveri soprattutto nel campo sanitario ed educativo.
Il Paese, che gia presentava
una struttura economico-sociale molto fragile, esce distrutto dal conflitto. A Bissau i
danni della guerra si vanno ad aggiungere a quelli causati dal tempo e dall'incuria.
Vengono colpiti gli ospedali (uno in particolare, gestito dalla Comunità di
Sant'Egidio,
viene completamente distrutto e saccheggiato), le chiese e le scuole. Il nuovo governo,
uscito dalle elezioni, ha davanti a sé il compito di ricostruire completamente le
infrastrutture del Paese, ma si trova completamente a corto di fondi. Non ci sono i soldi
per fare nulla: i militari, gli insegnanti e i dipendenti pubblici sono pagati
saltuariamente, l'elettricità non viene distribuita per mancanza di gasolio e possono
passare anche 15 giorni senza che la vecchia centrale elettrica della città entri in
funzione. A sera Bissau è completamente buia, illuminata soltanto dai fari delle macchine
e dalle candele, e solo qualche famiglia benestante portoghese o libanese utilizza un
proprio generatore, ma anche il carburante comincia a scarseggiare. Recentemente, un
ministro ha lasciato un'intervista ad uno dei due giornali di Bissau dicendo che nella
capitale ci sono quattro chilometri di strade in buone condizioni (che però non significa
asfaltate) in quanto mancano i fondi per la manutenzione. La spazzatura non viene
raccolta: molto, quasi tutto, viene riciclato da chi non ha niente, ma questo non
impedisce la raccolta di grandi quantità di immondizia su cui si posano gli avvoltoi che
sono una presenza usuale nel panorama di questo Paese. La stagione delle piogge peggiora
ancora questa situazione aggiungendo umidità e fango.
Si incontra un popolo di
giovani e soprattutto (come in molti Paesi africani) di bambini. Nei quartieri periferici
di Bissau dove si vive in capanne di fango con il tetto di paglia, se ne incontrano
parecchi con i segni inconfondibili della malnutrizione. Nella stagione delle piogge molti
di essi si ammalano. In qualunque gruppo di bambini sono molti quelli che tossiscono
continuamente o con qualche malattia infettiva. Si dice che la tubercolosi sia aumentata
molto durante il periodo della guerra civile e che l'Aids abbia raggiunto percentuali
molto alte per quanto non ci siano strutture adatte a valutare esattamente l'entità del
fenomeno.
In questo quadro, la
cooperazione internazionale sta abbandonando la Guinea-Bissau. Da alcuni anni ormai
l'entità degli aiuti provenienti dagli organismi internazionali si sta riducendo. Il
fenomeno è diventato più vistoso dopo l'insediamento del nuovo governo che da alcuni è
giudicato poco esperto. Alcune organizzazioni non governative, tra le quali non mancano le
italiane, hanno chiuso i loro progetti a causa della guerra e stentano a riprendere un
intervento di cui c'è invece bisogno. Il ruolo della Chiesa cattolica è tuttora molto
rilevante. Il nuovo vescovo di Bissau, José Camnate, che è stato il primo guineano ad
essere ordinato sacerdote, ha preso in mano l'opera di riconciliazione iniziata da
monsignor Ferrazzetta. In questi giorni un segno di speranza è stato lanciato con
l'inizio dei lavori di ricostruzione dell'ospedale "Raoul Follereau-Comunità
di Sant'Egidio" a Bissau, distrutto durante la guerra. È un evento
particolarmente sentito dalla popolazione ed ampiamente sottolineato dalla stampa e dai
mezzi di comunicazione locali. Si tratta di una struttura in grado di ospitare più di 900
pazienti all'anno, con personale locale. L'ospedale è specializzato nella cura di
malattie polmonari, in particolare la tubercolosi, e prima della guerra ospitava anche
numerosi malati d'Aids. Per anni è stato il solo luogo in tutta la città di Bissau che
disponeva di una macchina per le radiografie.
La Comunità di
Sant'Egidio è presente nel Guinea-Bissau dal 1997: gestisce l'ospedale e molti
progetti di aiuto, di emergenza e di alfabetizzazione oltre che ad un'opera di appoggio
alla riconciliazione nazionale e alla pacificazione del Paese. Anche durante la guerra,
insieme ai numerosi missionari ed operatori della diocesi, la presenza della Comunità di
Sant'Egidio è stata costante sia dal punto di vista umanitario che da quello dell'opera
di riconciliazione. Infatti, durante i mesi del conflitto il personale dell'ospedale ed i
cooperanti della Comunità di Sant'Egidio hanno continuato ad operare in ambulatori di
fortuna oppure seguendo i malati più gravi in strutture fuori della città.
La ricostruzione di questa
grande struttura, in parte finanziata dalla Comunità di Sant'Egidio, si presenta in
controtendenza rispetto alla situazione attuale. Si tratta infatti di uno dei pochi
progetti di cooperazione che ricomincia invece di chiudersi dopo l'esperienza della
guerra. La riabilitazione dell'ospedale, che rappresenta un grande sforzo, vuole essere il
contributo a creare le premesse per uno sviluppo del Paese che è la base necessaria per
una pacificazione definitiva.
La realtà della
Guinea-Bissau richiama la situazione di molti Paesi dell'Africa che vivono in bilico tra
l'eredità di un passato coloniale e l'amara realtà del presente. Infatti, sono Paesi che
dopo anni di sfruttamento coloniale e sottosviluppo, una volta ottenuta l'indipendenza, a
causa della guerra, della corruzione e di varie difficoltà politiche non riescono ad
uscire da uno stato di povertà estrema e sembrano aver perso l'orientamento e la strada
per uno sviluppo economico e sociale adeguato. Per controbattere questa tendenza è
cruciale percorrere la strada di una lotta all'indifferenza dell'opinione pubblica
mondiale ed operare per la ripresa d'interesse da parte dei governi e delle politiche
delle nazioni del Nord del mondo. Si sente molto anche la necessità dell'avvio di nuovi
progetti nel campo sanitario ed educativo da parte delle organizzazioni non governative.
Questa triplice strada potrebbe rappresentare una via d'uscita per molti paesi africani e
per riavviare il processo di sviluppo nell'intero continente.
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